Erano gli anni in cui una nuova generazione di musicisti scrisse la pagina di rottura definitiva con il passato. Erano le anti-rockstar, giovani sfiduciati che intrepretavano il malessere generazionale in chiave nuova, distorta, semplificata. I musicisti che hanno fatto grande la storia del Grunge negli anni Novanta non avevano niente in comune con i loro predecessori: lontani anni luce dallo stile patinato di certa musica anni Ottanta, lontani anche dagli stilemi più classici dei rocker che li avevano preceduti, fatti di eccessi sbandierati e narcisismi compiaciuti.

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Lo scorso settembre l’album che ha consacrato un intero genere nell’olimpo della musica rock ha compiuto 20 anni. “Nevermind” il disco dei Nirvana uscì il 24 settembre del 1991 per l’etichetta discografica Geffen (la stessa dei Guns ‘N’ Roses). Il successo che accolse l’album fu inaspettato e trascinò la band in una dimensione a loro sconosciuta fatta di tournée in giro per il mondo, fans in delirio, stampa alla loro caccia. In onore dei suoi primi vent’anni Nevermind viene riproposto in due versioni celebrative; una deluxe edition con doppio cd che include sia il disco rimasterizzato che sessioni in studio e b-sides e un’altra in tiratura limitata di 40mila copie, la super deluxe edition che comprende quattro cd e un dvd. Questa ultima versione propone l’album oltre che nella masterizzazione definitiva, anche in quella precedente ad opera di Butch Vig, più registrazioni inedite della BBc, un concerto live del 1991 e un booklet di circa 90 pagine con immagini e documenti rari.
Una celebrazione degna di un disco che ha segnato per un’intera generazione gli anni del rifiuto, della crescita, della rabbia e della speranza. Let me take a ride…dont cut yourself, I Want some help… to please myself, grazie ancora Kurt.