L’adozione della musica in un film, la cosiddetta colonna sonora, svolge nella storia del cinema un ruolo di fondamentale importanza. All’epoca del muto il brano musicale eseguito dal vivo serviva da accompagnamento alle immagini proiettate sullo schermo, pensiamo a Metropolis, capolavoro di Fritz Lang che dalla sua colonna sonora trae forza e impeto maggiore. Terminata l’epoca dei film muti la colonna sonora, diegetica o extra diegetica, sottolinea la struttura narrativa del girato o sottolinea momenti di grande intensità. La musica è capace di innescare nell’animo di chi la ascolta una serie di meccanismi emotivi, tesi all’identificazione, allo straniamento,…
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Consapevoli del potere musica-immagini i pubblicitari hanno sfruttato appieno la potenzialità del suddetto connubio. La musica di Camille per la Ford Kuga, Shaggy per la marca Levis, Domenico Modugno per la Barilla, i Maroon 5 per la pubblicità della Eni sono solo alcuni degli esempi che balzano alle orecchie dello spettatore, mentre guarda una pubblicità. La musica trasmette un messaggio; rassicurante nel caso della Barilla che si affida spesso a voci del passato o a sonorità calme o dal taglio più giovanile per i Levis. In questa ottica il messaggio musicale veicola il brand; più centrata è la scelta del brano in relazione alle politiche del marchio, migliore sarà il suo posizionamento sul mercato. Si sfrutta quindi l’orecchiabilità di una canzone o di un brano per identificarlo con il marchio in questione. Non ci si ricorda il titolo o addirittura il cantante/compositore del pezzo che si ascolta alla radio, lo si associa però immediatamente alla pubblicità del marchio x.
Questa è la grande intuizione dei pubblicitari che, in pochi minuti di trasmissione dello spot abilmente sfruttano tecniche diverse per colpire l’attenzione e il subconscio dello spettatore. In questo senso la sapiente scelta di pezzi musicali si configura come un sistema efficace che innesca immediata riconoscibilità del prodotto reclamizzato.